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sabato 16 febbraio 2013

Red Velvet Valentine Box


Visto che San Valentino è passato, 
 posso solamente chiedervi come lo avete trascorso,
io insieme al mio  ❤ , 
ed altri amici, 
però anche se non sono più in tempo,
 vorrei condividere con voi la mia personale classifica musicale per i "love moments"
e c'è tutto il resto dell'anno per utilizzarla come sottofondo ai vostri momenti speciali ;)

let get it on marvin gaye
i belong to you lenny kravitz
roadhouse blues doors
 wicked games chris isaac
slave for love bryan ferry
sexual healing marvin gaye
never gonna give you up berry white
muscles diana ross
 glory box portishead
 samba pa ti santana

e veniamo alla notizia più importante di questo 2013, 
non è il meteorite caduto in Russia
non è le dimissioni del Papa
non è chi vince le elezioni

ma è che
....

Red Velvet da regalare a San Valentino, quelle cuoriciose vanno bene per fidanzati e fidanzate,
 quella leopardata rosa per le amiche single e cazzute.


STEFANIA HA VINTO L'MTCHALLENGE!!!

e ha deciso di festeggiare con una Red Velvet Gluten Free.

Come se non fosse già difficile vincere l'MTC,
per di più con una ricetta senza glutine..
Stefania, ha deciso  di renderci le cose ancora più difficili...
e visto che lei lo fa sempre...
ha imposto a tutte le partecipanti un'ulteriore condizione...
di cucinare sui tacchi di almeno 12 cm!!!
 chi avrà raccolto il tacco della sfida?
io purtroppo non ho  foto a dimostrare la  buona volontà di seguire le orme della vincitrice, 
ma giurin giuretto son salita sui tacchi per setacciare e mescolare e montare...
e devo dire che pure il fidanzato si è incuriosito alla faccenda,
sarà per questo che poi a San Valentino si è dimostrato più innamorato del solito?

Per la ricetta della Red Velvet  rimando all'esaustivo post di Stefania, con utili info per cucinare gluten free, e qui di seguito riporto le mie personalizzazioni della ricetta.

L'idea è stata di creare un contenitore, come una scatola di cioccolatini, in cui adagiare la torta, per poi regalarla.

Occorrente per i gusci 

Stampi in silicone 

300 gr choco fondente

Fondete il choco, e temperatelo, se non utilizzate il termometro ( io, per esempio ) foderate gli stampi  quando al tatto la massa risulta completamente fredda, spennellate quindi ( con un pennello che utilizzerete SOLO per il choco ) gli stampi, e lasciate solidificare a temperatura ambiente.


Farcitura

Nutella Bianca Home Made
300 gr choco bianco
150 gr nocciole tostate
50 gr zucchero 
100 ml latte intero fresco
100 ml olio semi

Frullare le nocciole con lo zucchero fino ad ottenere una polvere fine, aggiungere il choco e frullare ad intermittenza finchè non risulta a pezzi piccoli.
Spostare il contenuto in una pentola ed aggiungere i resto degli ingredienti, 
cuocere a fiamma bassa coperta da uno spargifiamma, per 5 minuti, finchè tutto non risulta sciolto e cremoso.
Apparentemente vi sembrerà liquido, ma in seguito al raffreddamento e al riposo in frigo acquisterà consistenza spalmabile.
Quindi versate la crema in un barattolo di vetro ed una volta fredda conservatelo in frigo.

250 ml panna fresca

Semimontate la panna fresca e delicatamente aggiungetela a metà dose di crema Nutella HM

Fragole fresche

Tagliate a pezzetti le fragole pochi minuti prima di utilizzarle, completamente nature, per farcire la torta.


Assemblaggio

Preparate in anticipo i gusci di choco fondente, 
quando avete tutto pronto, ovvero, i gusci, le basi, la farcitura e le fragole, 
procedete con l'assemblaggio del dolce, 
spalmate un pò di Nutella HM sul fondo del guscio, poi coprite con uno strato di RV, 
coprite con le fragole a pezzetti e sovrastatele con la crema di panna e Nutella, 
nell'altra metà del guscio 
spalmate di Nutella e farcite con una base,
poi posizionate sopra la metà precedentemente farcita.
Decorate con i fiocchi di choco.



Suggerimenti per l'utilizzo del choco 

In una ricetta come questa, dove il choco rappresenta l'elemento decorativo principale, è necessario utilizzare degli accorgimenti per evitare dei disastri estetici e non solo.

1. Il choco va TEMPERATO 

2. Utilizzare gli stampi in silicone, pregiudica la lucentezza del risultato finale, se siete costrette ad usarli, come me in questa occasione, vista l'irreperibilità di stampi in policarbonato nei negozi comuni, NON USATE stampi precedentemente utilizzati, ma compratene di nuovi per l'occasione perchè...

3. I residui di GRASSI lasciano sul choco delle orribili macchie di unto, e rendono difficile sformare lo stampo. Strofinate la superficie con alcol alimentare, prima di versare il choco.

4. Stesso discorso per l'UMIDITA', utilizzare stampi non perfettamente asciutti, oppure contaminare con il vapore il choco quando fonde, compromette il risultato finale, con delle orrende macchie bianche. Attendete che gli stampi siano perfettamente asciutti prima di utilizzarli.

5. TRANQUILLITA'. 
Decorare un dolce, in particolare con il choco, richiede che tutto intorno a voi sia tranquillo, che voi non siate in sindrome premestruale, e che abbiate una buona dose di pazienza di riserva, che vi servirà per tenere d'occhio le temperature del choco, sia in fase di fusione, che di solidificazione, e che vi sostenga in caso di disastro, quando nonostante tutte le accortezze, vi accorgete delle ditate lasciate in superficie, o quando, nel momento clou, si spacca un guscio o un fiocco in mano... e beh...PAZIENZA!


lunedì 20 agosto 2012

Insalata Greca..Moderna..


Il simbolo dell'estate per me è il cocomero,
per l'allegria che infonde solo a guardare la sua facciona verde, 
e la polpa rossa,
da mangiare rigorosamente gelata,
e con l'acqua dolce che cola da tutte la parti quando ne si addenta una fetta...

a Napoli abbiamo un altro modo per chiamare il cocomero, ovvero "o mellun i acqu" (melone d'acqua),
invece i meloni gialli, a buccia verde o a buccia gialla, sono "i mellun i pan" (melone di pane)
tipicamente, il cocomero è dolce...però come recita una nota canzone popolare dopo aver tagliato quel siluro che può arrivare a pesare 20 chili, si potrebbe avere una brutta sorpresa, che la polpa non sia abbastanza matura e quindi non essere dolce al punto giusto...e quindi..
"se o mellon è asciut ianc, cu cchi ta vuò pija?"
in quel caso, il melone è definito "cetrulo" ovvero, paragonato al cetriolo..e alla sua mancanza di sapore...
ho poi scoperto, che il cetriolo e l'anguria appartengono alla stessa famiglia, quella delle cocurbitacee, e sia il termine anguria, che cocomero derivando entrambe dalla derivazione latina e greca della parola "cetriolo".
Da qui, e dalla mia passione per il riciclo in cucina,
 sono approdata a sostituire il cetriolo dell'insalata greca con il cocomero, 
non con la parte dolce e succosa,  ma con quella chiara e più insapore vicina alla scorza.
Il risultato è gradevole..ma come al solito..per i più temerari :)



iInsalata Greca

Pomodori Rossi da Insalata
Buccia di Anguria
Cipolla Dolce
Olive Nere
Feta 
Sale 
Olio
Limone (poche gocce)
Origano
Aglio

La ricetta l'ho recuperata da un vecchio librone di pochi soldi, "Tutto il Mondo a Tavola" di Ron Kalenuik, ed a quanto pare nella insalata greca sono presenti anche peperoni verdi crudi tagliati a fette, ed altrettanti funghi...non sono molto sicura di questa aggiunta...io non li ho messi nella mia insalata, però ho seguito il procedimento indicato per il condimento, ovvero, ho fatto riposare in una terrina, l'olio, il sale, il succo di limone, l'aglio schiacciato e l'origano, per un ora prima di condire l'insalata,
composta con fette di pomodori, sottilissime fette di cipolla, olive nere (io non avevo quelle greche, così ho denocciolato un pò di olive nere di gaeta) pezzettini di formaggio feta...e poi il mio cetrulo alternativo... ovvero la buccia del cocomero.
L'ho ricavata, da una fetta di anguria spessa 2 cm, ho inciso dal lato della polpa, conservando circa mezzo cm di polpa rossa, poi con il pelapatate, ho sbucciato la parte coriacea, non mi sono limitata però ad eliminare la parte verde esterna, ho inciso più profondamente la buccia, eliminando 2-3 millimetri di parte bianca, se deciderete di provare, io ve lo consiglio, dal momento che la buccia di anguria è perfettamente commestibile, e dotata di una croccantezza molto spiccata rispetto al cetriolo, troverete la misura giusta per il vostro gusto.
Mescolate tutti gli ingredienti con il condimento preparato in precedenza, 
gusto fresco e perfetto per la calura di questi giorni.



venerdì 9 marzo 2012

Una mimosa per le girls:



Nina, Ilaria, Valeria, Kika, Debora, Vicky e Mariagrazia.


Ieri è stata la festa della donna, l'8 marzo, il caso vuole che tale ricorrenza cada esattamente il giorno dopo il mio compleanno, che è il 7 Marzo, appunto, questo fatto spiega perchè io mi sia sempre ritrovata a spegnere le candeline sopra una torta mimosa. Quest'anno le candeline non le ho spente, però ho festeggiato lo stesso, e lo stesso con una torta mimosa.



Per celebrare però una serata tra amiche.
Una serata al femminile, è il modo moderno per ricordare il percorso di emancipazione delle donne che è avvenuto soltanto nell'ultimo secolo, sembra esserci però una consistente differenza tra
 la storia che ci hanno insegnato, e quella realmente accaduta, nello spiegare l'origine di tale celebrazione.

Riporto in proposito una fonte trovata in rete, che è quella della giornalista Nucci Alessandra :


"La festa dell’8 marzo, che in Italia si tramanda di anno in anno con l’immutabilità delle leggende, narra della lotta di classe, dello sfruttamento capitalista, del diritto al lavoro e, immancabilmente, dell’iniquità della società americana. Si tratta però di una mitologia indotta, un misto di fatti veri e meno veri ricostruiti con fantasia dal movimento sindacale, in piena Guerra Fredda, per dare corpo all’ideologia marxista e incanalare le donne il più possibile verso rivendicazioni di stampo comunista.
La storia vera infatti è molto più articolata della sola iniziativa che si vuole lanciata da Clara Zetkin a Copenhagen nel 1910. L’incendio della Triangle Shirtwaist Factory di New York fu tragedia vera e immane, ma non fu riconducibile né a scioperi né a serrate, fece vittime anche fra gli uomini e oltretutto avvenne nel 1911, un anno dopo il supposto “proclama”. Nella minuziosa ricostruzione storica offerta dal libro “8 marzo. Storie, miti, riti della giornata internazionale della donna” di Tilde Capomazza e Marisa Ombra (ed. Utopia, Roma, 1991), si scopre che la data dell’8 marzo fu stabilita a Mosca nel 1921, durante la “Seconda conferenza delle donne comuniste”. Svoltasi all’interno della III Internazionale comunista, la conferenza decise di stabilire quella data come “Giornata internazionale dell’operaia” in onore della prima manifestazione delle operaie di Pietroburgo contro lo zarismo.
La “Festa della donna” fu istituita quindi nel quadro ideologico e politico che vedeva i paesi comunisti di tutto il mondo uniti per la rivoluzione del proletariato, sotto la guida dell’Unione Sovietica. Perché allora questo fatto non viene tramandato ogni 8 marzo? Per capirlo bisogna andare alle radici del femminismo, che non nasce dalle lotte del proletariato ma dalle donne del ceto medio, che già dalla metà dell’800 avevano cominciato a mobilitarsi per il diritto di voto. Quando poi, al volgere del XX secolo, venne fondato il Partito Socialista internazionale, le sue donne si divisero fra quelle disposte ad allearsi con le femministe “borghesi”, e quelle che invece ritenevano che, come scrisse nel 1910 L’Avanti!, «il proletariato femminile non può schierarsi col femminismo delle donne borghesi per ottenere quelle riforme civili e giuridiche che le tolgano alla tutela e alla dipendenza dall’uomo. Questa emancipazione di sesso non scuote e può piuttosto rafforzare i cardini della presente società economica: proprietà privata e sfruttamento di classe».

In poche parole le donne di sinistra accusavano le borghesi di «non attaccare a fondo l’istituto familiare, luogo privilegiato di oppressione della donna». Questa divisione può spiegare la ricostruzione dell’8 marzo come iniziativa di protesta per il terribile incendio di New York, il cui taglio anti-americano risultava tanto più efficace quanto più ne rimaneva nascosta la radice sovietica.

Questa versione fu riportata infatti per la prima volta in Italia dal settimanale La lotta, edito dalla sezione bolognese del Partito Comunista Italiano. Era il 1952, e quell’anno l’Unione Donne Italiane, settore femminile della Cgil, distribuì alle sue iscritte una valanga di librettini minuscoli, 4 cm x 6, da attaccare agli abiti insieme a una mimosa. Nel libretto c’era un resoconto dell’incendio di New York. Due anni dopo, il settimanale della Cgil, Il lavoro, perfezionò il racconto con un fotomontaggio che ritrae un signore arcigno in bombetta dal nome inventato che si fa largo fra masse di donne tenute indietro dalla polizia.
Così la data dell’8 marzo si è diffusa a tappe alterne, soprattutto in Europa. In alcuni paesi è salita alla ribalta solo da pochi anni. Negli Stati Uniti, dove le manifestazioni delle donne hanno sempre incluso le più svariate associazioni femminili, le donne socialiste tenevano già una “Festa della donna” nel 1908, che però non è mai diventato un appuntamento diffuso. È da pochissimo che si tenta di far acquistare visibilità in USA all’“International Women’s Day”. Nonostante infatti la crescente pubblicistica degli studi femminili, presenti in tutti gli atenei, il livello di attenzione del pubblico per l’8 marzo continua ad essere quasi del tutto inesistente."



Le mie femministe preferite, e non è un mistero, visto pure il nome di questa pagina, sono Carrie, Charlotte, Samantha e Miranda, direttamente da Manhattan, da Sex And The City, se volete un corso espresso di femminismo ed emancipazione, correte a vedere l'intera serie, tra una risata e una lacrima, si parla di rapporti di coppia,  di sesso, di delusioni, e di tradimenti, così come capita nella vita di tutti i giorni ( però con scarpe più belle! ),
soprattutto, infine, si parla dell' amicizia tra le inseparabili protagoniste,
ed quindi alle mie partner di ieri sera che dedico questa mimosa, amiche, e ragazze straordinarie!




TORTA MIMOSA
Questa volta, per essere totalmente democratica, ho utilizzato una ricetta 100% gluten free,

PAN DI SPAGNA

150 gr fecola di patate
150 gr zucchero
5 uova
scorza di limone bio
aroma vaniglia

Bisogna montare lo zucchero con le uova finchè non diventano gonfie, e della consistenza dello zabaione, ci vorranno circa 15 minuti di frullino, pazienza!

Quando le uova sono ben gonfie si possono aggiungere gli aromi e la fecola di patate setacciata, senza sgonfiare il composto, mescolando a mando con una spatola dal basso verso l'alto.

bisogna poi infornare dai 30 ai 50 min, a 180°

CREMA CHANTILLY:

Crema pasticcera + 250 gr di panna fresca montata

CREMA PASTICCERA di Luca Montersino

400 gr latte fresco intero
100 gr panna fresca
150 gr tuorlo
150 gr zucchero
35 gr amido di mais e riso.
Scorza di limone bio

Io precedo però nel modo classico, non seguo il procedimento di Montersino perchè si straccia la crema, quindi mischio tutto a freddo, mescolo zucchero e farina, verso poche gocce di latte per amalgamare il composto, e poi verso i tuorli pochi x volta, poi verso i liquidi riscaldati e la buccia di limone, e porto a cottura su fuoco medio basso.

Bisogna attendere che raffreddi completamente, prima di mescolarla a 250 gr di panna montata (rigorosamente senza zucchero), questa ricetta della crema pasticcera non mi ha fatto impazzire, in quanto secondo me sbilanciata sia per le uova che per lo zucchero, che ridurrò la prossima volta che la preparo.

Una volta pronti gli ingredienti, bisogna comporre poi il dolce, io lo farcisco e lo ripongo di nuovo nello stampo di cottura totalmente ricoperto di carta cellophane, in modo da sformarlo senza problemi, un'ora prima della presentazione lo ricopro di crema di briciole di pan di spagna per simulare la mimosa!

Questa ricetta per il pan di spagna consente di avere un prodotto già morbido e dolce, tanto che è buono da mangiare così com'è, e che non necessita di bagna, io ho nebulizzato solo latte, ma davvero poco, circa un bicchiere per tutto il dolce.
La crema è molto dolce, e con l'aggiunta della panna, è morbidissima.
Il risultato è stato un dolce da bambini, come la kinder paradiso.

A noi che siamo donne, ma pure un pò bambine ci è piaciuto parecchio!